3 motivi per iscrivere i figli a un FabLab

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Volete fare un regalo intelligente ai vostri figli? Iscriveteli a un FabLab.

1. Con questa roba si può trovare lavoro

Sì, ok, partire subito con questo argomento può apparire non proprio elegante. Ma del resto, se stai leggendo questo post è probabile che tu sia un genitore, e anche senza essere veggenti o stregoni possiamo immaginare che qualche preoccupazione per il futuro -anche lavorativo- dei tuoi figli tu la abbia. E allora, vogliamo dirlo chiaramente: il mondo del tridimensionale, della realtà virtuale, della prototipazione, della programmazione informatica etc. sono tra i pochi che potranno creare posti di lavoro decenti, negli anni a venire.

2. L’età ideale

Siamo stati spesso nelle scuole secondarie, in questi anni, e una delle domande che ci siamo sentiti fare più spesso dai ragazzi è: “Ma le cose che fate lì non sono troppo difficili per noi“?. Al che, avremmo potuto rispondere con molte disquisizioni teoriche sulla didattica, ma ci è bastato raccontare un episodio: un giorno si iscrisse un ragazzino di 14 anni, e due tizi ultra-trentenni lo presero sotto la loro “ala protettiva”. Gli insegnarono le basi di Linux e molto altro, e questo ragazzo assorbiva come una spugna. Poi, un giorno, uno dei due adulti non sapeva come usare un certo software, e non avendo tempo per studiarlo, indicò al 14enne dei tutorial online.
Una settimana dopo il 14enne insegnò all’adulto quel software.

Questo per dire che quella fascia d’età è semplicemente l’ideale per imparare; e tutti noi sappiamo che si impara meglio e più velocemente ciò che ci piace. Un nome su tutti: Cesare Cacitti, classe 1999, da qualche anno stabilmente tra gli autori di punta di CheFuturo.it e altri siti dedicati al mondo dei Makers. A 13 anni ha costruito la sua prima stampante 3D, nel 2015 ha tenuto uno speech al prestigioso TedX di Lecce, ed è instancabile ambasciatore di questo movimento sia in Italia sia all’estero.
L’adolescenza è l’età dell’oro della creatività. Negli Stati Uniti c’è chi ha costruito uno smartphone fai-da-te con un Raspberry PI. E a ben guardare, si può scoprire che perfino dietro casa nostra possono nascondersi dei piccoli geni.

3. Qui non siamo a scuola

Parliamoci chiaro: le istituzioni, negli ultimi anni, hanno perfettamente capito che i “giocattoli” di un FabLab possono rivoluzionare la didattica nelle scuole. Laddove si è provato a portare un FabLab dentro una scuola i risultati sono stati ottimi, ed è per questo che il Miur ha stanziato ben 28 milioni di euro per il Piano Nazionale Scuola Digitale.
Tuttavia, da che mondo è mondo, la scuola è pur sempre scuola, e in essa -salvo rare eccezioni- il/la ragazzo/a “nerd” potrebbe avere ottime ragioni per nascondere la propria “natura”. Non dimentichiamoci che viviamo nell’era dell’anti-intellettualismo dilagante (risultato di anni e anni di bombardamento mediatico spinto), e che l’acume mentale raramente porta molti “like” sui Social Network.
Un FabLab -così come qualunque luogo esterno alla scuola- viene di solito percepito in modo diverso, più libero. In effetti, qui non c’è l’ossessione del bel voto da prendere in pagella, né dei compiti da fare per il giorno dopo. Un FabLab è un luogo in cui l’adolescente può trovare persone (solitamente molto simili a lui/lei), tempo e materiale per dare sfogo al proprio estro creativo, e magari farsi già un’idea di cosa vorrà fare “da grande”.

 

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