Tecnologia e scuola: la scala mobile e il tapis roulant

 In Senza categoria

La tecnologia non è tutta uguale: c’è quella per far meno fatica (scala mobile) e quella per far ginnastica (tapis roulant).
Nelle scuole serve quest’ultima.

Che il sistema dell’istruzione italiano abbia qualche (grosso) problema non è un mistero. Lo dimostrano i dati (ormai celeberrimi) sul c.d. analfabetismo funzionale, che ci vede ahimé primeggiare come Paese in questa poco onorevole classifica; e lo dimostrano svariati altri studi, sondaggi, indagini statistiche che comparano gli studenti italiani con quelli di altri Paesi europei, con risultati spesso impietosi (soprattutto se riferiti ad alcune specifiche aree geografiche).

E, come spesso accade, la tecnologia viene vista come la panacea di tutti i mali, una sorta di bacchetta magica in grado, da sola, di sopperire a tutte le lacune del sistema.
Da qui l’illusione che tutto si possa risolvere sostituendo i quaderni coi tablet, le lavagne tradizionali con le LIM eccetera.

Vale la pena, allora, fare un paio di considerazioni sulla didattica in generale e sull’uso della tecnologia in particolare.

Su un piano generale, quello che -a nostro avviso- la scuola fatica a far capire ai ragazzi è l’importanza intrinseca della conoscenza e dell’istruzione. Nella migliore delle ipotesi, gli alunni studiano per ottenere un bel voto, che diventa una sorta di moneta di scambio con cui presentarsi ai genitori per reclamare regali e benefici varî; raggiunto l’obiettivo, le informazioni vengono rimosse dalla memoria, perché, semplicemente, ritenute non più utili.
Chi abbia impartito ripetizioni di una qualche materia almeno una volta nella vita avrà senz’altro constatato come alcuni ragazzi fatichino a ricordarsi anche solo a grandi linee argomenti studiati nel precedente anno scolastico, e che si stupiscono fin quasi all’indignazione se si fa presente loro questo fatto (“Ma all’epoca presi 8 al compito”).
È del tutto evidente che finché l’approccio mentale alla scuola resta questo, nessuna tecnologia potrà invertire la tendenza. Il che non vuol dire -come suggeriscono alcuni- che si debbano eliminare i voti o qualsiasi tipo di valutazione (cosa che, a nostro avviso, rischierebbe di sminure ulteriormente la percezione dell’importanza dell’insegnamento); si tratta -e ci rendiamo conto che è estremamente difficile- di far capire fin dalla più tenera età che ciò che si impara a scuola serve nel “mondo reale”, ossia nella vita quotidiana,

E questo ci porta al tema più strettamente tecnologico, è fondamentale -riprendendo il titolo del presente post- ribadire un concetto: la tecnologia può essere suddivisa in varie categorie, e segnatamente in due: quella che serve a diminuire la fatica (un ascensore o una scala mobile) e quella che serve. a tenersi in forma (tapis roulant). 

Nel saggio “Demenza digitale“, lo psichiatra tedesco Manfred Spitzer spiega che un’esposizione precoce alla tecnologia digitale (e segnatamente ai touchscreen) non solo non migliora le capacità intellettive del bambino, ma anzi le riduce. L’argomentazione è piuttosto semplice: il cervello umano funziona allo stesso modo del resto del corpo: è tanto più reattivo quanto più lo si tiene in esercizio. Dunque, come una vita eccessivamente sedentaria indebolisce il corpo, così un utilizzo eccessivo di tecnologie “semplificatrici” rischia di inebetirci.
E tra gli esempi che Spitzer cita c’è la lavagna interattiva su cui il discente trascina prefissi e suffissi (fondamentali nella lingua tedesca) da una parte all’altra dello schermo; in questo caso lo sforzo mentale è ridotto al minimo (le parole sono già scritte, devono solo essere trascinate). Tutt’altro valore educativo avrebbe l’esercizio se l’alunno fosse chiamato a scrivere le parole a mano su un foglio, anche ripetutamente: qui lo sforzo mentale sarebbe moltiplicato (occorre memorizzare una forma, riprodurla su un foglio e ripetere l’esercizio più volte). E’ il problema del “copia-incolla”, insomma, che risulta ovviamente di estrema utilità in ambito lavorativo -laddove l’esigenza è quella di ottimizzare il tempo- ma si rivela controproducente in contesto educativo; sapere di poter spostare, tagliare, copiare e incollare interi paragrafi di testo con due semplici “click” riduce la capacità di pianificare ciò che si deve scrivere. Fare la stessa cosa a mano implica uno sforzo ben maggiore, il che obbliga chi scrive un tema a creare una scaletta degli argomenti, a redigere una brutta copia e infine trasporre il tutto in bella copia. 

Va detto che Spitzer non è un “luddista 2.0”, e non nega l’importanza dell’educazione alla tecnologia: semplicemente, raccomanda di non esporre troppo precocemente i ragazzi a tecnologie pensate per altro.

Il punto, allora, è capire quali tecnologie usare, e per cosa.
Da questo punto di vista, il mondo dei Maker ha offerto possibilità straordinarie. Una stampante 3D assomiglia molto più a un tapis roulant che non a una scala mobile: “costringe” chi la vuole usare a imparare a modellare in 3D, a settare un g-code, a prendere le misure, a verificare se l’oggetto stampato effettivamente serve allo scopo che ci si era prefissati di raggiungere etc. Idem per Arduino, o per un Raspberry PI, o per una serie di altri strumenti che costringono lo studente a ragionare.

Post recenti
0

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca